Differenza tra flessibilità professionale e precariato
Precariato e flessibilità, due termini con cui, in Italia, i giovani ed i meno giovani che sono alla ricerca di un impiego, devono fare i conti. Due definizioni che non sono affatto sinonimi. Eppure in molti casi la flessibilità professionale si trasforma purtroppo in precariato.
La flessibilità professionale: un concetto astratto?
Sempre più spesso negli annunci di lavoro si legge, tra le caratteristiche richieste ai candidati, quella di flessibilità professionale.
Ma cosa è esattamente questa flessibilità di cui tutti parlano, quando essa riferita alle qualità di cui dovrebbe disporre il lavoratore? Flessibilità significa, per chi lavora, accettare frequenti cambi dell’impiego, della mansione e persino della professione. Il lavoratore flessibile manifesta la propria disponibilità ad una continua mobilità e ad una formazione in costante evoluzione, al fine di poter gestire nuove situazioni professionali. Egli deve disporre dell’apertura mentale necessaria per sapersi integrare ed adattare al nuovo ed all’ignoto che potrà incontrare in ambienti professionali diversi o nell’adempimento di lavori differenti da quelli precedentemente svolti. La flessibilità, in sintesi, è la capacità di saper reagire ai cambiamenti professionali in modo partecipe e costruttivo.
Quando la flessibilità diviene sinonimo di precariato
Il precariato, invece, costituisce quella realtà professionale dove la retribuzione non è adeguata alla mansione svolta e dove non vige una sicurezza in merito alla continuità dell’impiego. All’origine della situazione di precarietà vi sono quei contratti a termine che non consentono al lavoratore alcuna possibilità di evoluzione economica o professionale. Il precariato è l’impiego che non lascia spazio alla programmazione di un domani.
Nelle aziende che adottano la flessibilità professionale, si creano situazioni di precariato tutte quelle volte in cui vengono usate forme contrattuali atipiche che privano il lavoratore della sicurezza previdenziale, dei diritti di anzianità professionale, del trattamento di fine rapporto e della copertura assicurativa. Molte aziende dietro la richiesta di flessibilità celano la pretesa che il lavoratore accetti condizioni contrattuali inadeguate.
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