Il precariato
Cresce il numero dei poveri in Italia. Cresce a tal punto che ci si è visti costretti a classificarli in due categorie. C’è la categoria dei poveri assoluti: comprende coloro che vivono o, piuttosto, sopravvivono con 550 euro al mese. Quasi otto milioni di persone. C’è poi la categoria dei poveri relativi:include quelli che dispongono di 800 mila euro al mese, che svolgono lavori precarie non hanno alcuna certezza di un futuro. Circa 11 milioni di persone; 11 milioni di poveri assoluti in potenza.
Le nuove maschere della povertà
Molti di essi vivono nel sud dell’Italia, molti sono anziani, malati, disoccupati o cassaintegrati, ma moltissimi fanno invece parte del mondo del precariato. Un quinto ha meno di 30 anni. Non manca infine un consistente numero di persone a rischio di povertà a causa della retribuzione retributiva che non supera i mille euro al mese.
I nuovi poveri, è questo il nome dato al folto schieramento di italiani che attualmente versano in una situa economica precaria. Si distinguono dai poveri precedenti perché lavorano, vivono stabilmente in una casa ed hanno famiglia. Un numero sempre maggiore di questi si rivolge ai Centri Ascolto delle Caritas Diocesane per un aiuto economico, chiede sussidi economici e tenta la strada della consulenza professionale. Coltivano la speranza di liberarsi dalle catene di contratti a tempo, di collaborazione ed a somministrazione, per trovare un impiego che non li costringa ulteriormente ad una condizione di vita precaria.
Ma le donne di più
Malgrado i risultati ottenuti dalla legislazione sulle pari opportunità, emerge in Italia una persistente disparità economica tra uomini e donne in ambito lavorativo ed il tasso di presenza femminile registrato nei lavori precari è maggiore a quello maschile. Infine, le donne del duemila si trovano a guadagnare mediamente il 75% del compenso retributivo percepito dai loro colleghi maschi che svolgono la stessa mansione.
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