La fuga dei cervelli
Che i talenti italiani fuggano verso altre nazioni è un dato oramai noto. Così come tutti sappiamo che, nei prossimi anni, questo fenomeno non tenderà a diminuire. Anzi.
Un mercato che brucia le ali
l grande limite per tutti i giovani ingegnosi è il mercato di lavoro che, in Italia, anche a chi è dotato di particolare genio, offre ben poche prospettive. In una nazione dove i neo-laureati vengono sfruttati dalle grande aziende che offrono loro stage non retribuiti, e che spesso, dopo diversi anni dalla laurea, non possono annoverare nel loro curriculum vitae altro da un numero consistente di impieghi sottopagati e ben lontani dall’aver valorizzato le loro qualità, i giovani non trovano le motivazioni per restare.
Sembra che l’Italia, al contrario di altre nazioni, non sappia esimersi dal tarpare le ali a chi avrebbe tutte le carte per spiccare il volo. Il precariato e la scarsa incentivazione tramite agevolazioni fiscali del lavoro autonomo, si tramutano in un ostacolo insormontabile per coloro che posseggono parecchia materia grigia da donare all’economia italiana. Anche chi dapprima decide di rimanere per costruire, dopo poco inevitabilmente si rende conto che la sua è una lotta contro i mulini a vento. La crisi degli ultimi anni poi, ha ulteriormente accentuato la fuga dei cervelli da un paese come l’Italia, dove solo due terzi dei laureati lavorano e dove la crescita del PIL è poco al di sopra dello zero. Il risultato di questo esodo è che l’Italia si trova sempre più povera di menti illuminate e che le ragioni per non partire sono sempre meno.
Incentivi per chi torna
La gravità del fenomeno è tale da aver determinato l’approvazione di una legge chiamata “Controesodo”, finalizzata a convincere i cervelli a rientrare dall’estero. Sono previsti incentivi fiscali ed il re-inserimento nel mercato del lavoro italiano per tutti coloro che hanno meno di 40 anni e che abbiano lavorato almeno due anni all’estero, se decideranno di rientrare in patria.
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